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«Lo spazio fa spazio.
L’uomo non è nello spazio come un corpo, dispone dello spazio.
L’uomo non fa spazio…lo spazio per fare spazio come spazio, necessita dell’uomo.»
Martin Heidegger
 
«Noi siamo anche esseri spaziali e lo spazio non è omogeneo… La distanza tra corpi è quello che permette che io possa avere una misura dello spazio, ma lo spazio non è distanza… lo porto con me il mio spazio, vivo in uno spazio e questo spazio ha un’influenza diretta, sottile, direi anche molto femminile, su di me, su di noi.»
Raimon Panikkar
 
Nell’ambito del disegno e della pittura, la prospettiva piana è in rapporto con la concezione moderna di uno spazio, come teorizzato da Cartesio, che è sostanza estesa, omogenea, costante ed infinita. Ciò è simboleggiato nel Rinascimento dalla convergenza delle linee di fuga dell’immagine, verso un punto ideale. Ogni grandezza è calcolabile in base alla precedente.

Afferma Ernst Cassirer: «Nello spazio geometrico tutte le opposizioni sono cancellate; giacché l’elemento, come tale non possiede un contenuto specifico e tutto il suo significato proviene dalla posizione relativa che esso occupa nel sistema totale. Il principio di omogeneità assoluta dei punti spaziali elimina ogni differenza.»
L’antichità ha invece una nozione di spazio discontinuo, non omogeneo. Non ha mai rinunciato al principio fondamentale secondo cui le grandezze visive non sono determinate dalle distanze, bensì dagli angoli visivi, il che implica una enorme consapevolezza della percezione dell’osservatore-fruitore.

È di Vitruvio la tanto discussa frase sulla “Scenographia”, cha ha per fondamento omnium linearum ad circini centrum responsum.

Negli affreschi di Pompei si scorge una avanzata prospettiva naturale.
Basta inoltre osservare la convergenza dei raggi del disco solare di Aton (Fig.1) per accorgersi che non esiste la volontà di creare uno spazio sistematico.
Gli egizi utilizzavano eccome griglie e formule matematiche, si tratta allora di una scelta dipendente dalla necessità comunicativa, specchio della società e dell’insieme di credenze che ne sono causa. Non è la percezione visiva ad essere diversa, ma l’atteggiamento consapevole di fronte ai dati della visione: affinché ogni elemento, come tale, conservi un contenuto specifico; per non cancellare le opposizioni. Per evitare infine che la affermazione di una rappresentazione prospettica dello spazio divenga la percezione condivisa della cosa in sé.

Per non vivere in formicai, per non farci convincere riguardo quanto spazio omogeneo avere a disposizione.
 
[Continua nella seconda parte, per questioni di spazio.]
 
Nel disegno:
Fig.1 Da una incisione parietale di Tell el-Amarna raffigurante il Faraone Akhenaton con la famiglia (Nuovo Regno, XVIII Dinastia, 1345 a.C. circa). I raggi del disco solare di Aton convergono in un punto di fuga, la costruzione dell’immagine è invece totalmente frontale.

Bibliografia
❖ Martin Heidegger, Corpo e Spazio, Il Melangolo, 2000.
❖ Gianluca Magi, Gioco dell’Eroe. La porta dell’Immaginazione, presentazione di Franco Battiato.
❖ P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 2018.
❖ Erwin Panofsky, La prospettiva come forma simbolica, Feltrinelli, 1961
❖ “Bitte, keine Réclame” programma televisivo sperimentale curato da Franco Battiato e Manlio Sgalambro.

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