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Il dissenso critico degli studenti che non hanno paura di esporsi, che non cedono né alle comodità delle informazioni corrotte in partenza né alla pulsione gregaria. 

Noi studenti che abbiamo deciso di manifestare apertamente il nostro dissenso nei confronti di questa vile imposizione del green pass siamo pochi. Siamo pochi perché abbiamo tutti molta paura di esporci, e lo capisco.

Nel corso dell’ultimo anno i media e le istituzioni hanno costruito e fomentato l’odio nei confronti di chi come noi prova ad esprimere un parere che si discosta dalla linea di pensiero imposta dall’alto.

Siamo stati, e continuiamo ad essere, pesantemente demonizzati e quindi succede che ci ritroviamo ad essere terrorizzati dal giudizio degli altri.

Però io personalmente sono giunta alla conclusione che se il giudizio proviene da quelle persone che consideriamo amiche ma che non si pongono nessuna domanda o che non sono minimamente scosse quando vedono che a noi è proibito l’accesso in aula allora quel giudizio non deve nemmeno sfiorarci.

Siamo la generazione digitalizzata e interconnessa, che può, se vuole, avere accesso a praticamente qualsiasi tipo di informazione eppure da due anni a questa parte pare che la nostra generazione abbia deciso di ascoltare e di prendere come oro colato solo ciò che viene detto su canali di informazione come La Repubblica, Il corriere della sera, Rai 1 e tutti i loro simili. È stata scelta la strada più comoda, e si è rinunciato, pur avendone i mezzi, a cercare la verità. Io studio giornalismo, e di tutto il mio corso oggi qui sono l’unica. Mi fa pensare che la futura generazione di giornalisti, coloro che dovrebbero ad ogni costo cercare la verità, sia già corrotta in partenza.
È disarmante.

Spesso parlando con i miei coetanei di come l’imposizione di un lasciapassare “sanitario” sia lesivo per la libertà dei cittadini, di come danneggia la convivenza sociale, di come comporta una grave privazione dei diritti dei cittadini, la domanda che mi viene posta è: «Ma credi davvero che lo Stato possa volere il peggio per i suoi cittadini?»

Io mi domando di quale Stato parlino. Lo Stato che vedo io è lo Stato che ha tagliato drasticamente i fondi alla sanità per anni, e che dopo una pandemia che ha evidenziato le carenze del sistema ospedaliero, ha deciso di investire solo il 5 per cento del Recovery Plan nella sanità.

Lo Stato contro cui tutti noi scendiamo in piazza per chiedere che venga fatto qualcosa per salvare l’ambiente e lo stesso Stato che dopo quasi due anni in cui i suoi cittadini hanno lavorato a singhiozzi o addirittura perso il lavoro, decide bene di aumentare tutte le spese di luce gas e acqua in nome della salvaguardia ambientale.

Lo Stato che sblocca i licenziamenti.

Lo Stato che inasprisce sempre di più le restrizioni pur avendo numeri di casi e ricoveri molto più bassi di altri Paesi che hanno già da tempo tolto tutte le restrizioni.

Lo Stato che censura i post di rinomati scienziati e premi Nobel e che chiude i canali di informazione alternativi.

Lo Stato che impone l’obbligo di green pass a noi studenti ma che non impone lo stesso obbligo ai parlamentari perché “il loro lavoro è un diritto garantito dalla costituzione”, il nostro diritto allo studio invece può essere calpestato.

Lo Stato che radia i medici che rilasciano corrette esenzioni dal vaccino per salvaguardare la salute del paziente e che poi però si fa rilasciare esenzioni e green pass falsi.

Lo Stato che è riuscito a corrompere anche i sindacati che un tempo erano coloro che si battevano per i diritti dei lavoratori e che ora stanno bene attenti a prendere le distanze da tutte le manifestazioni che i lavoratori stessi organizzano per rivendicare il loro diritti; sindacati che un tempo hanno lottato perché non ci fosse discriminazione sul lavoro per motivi di salute e che ora appoggiano l’imposizione di una tessera travestita da strumento sanitario ma che di sanitario invece non ha assolutamente nulla.

Lo Stato che continua a perpetrare uno stato di emergenza ingiustificato, ma che tenta di giustificare andando disperatamente a caccia ogni giorni di persone sane da mettere in quarantena.

Lo Stato che vi illude parlando di ritorno alla normalità ma che poi impone il mantenimento di mascherine, distanza di sicurezza, capienze ridotte anche nei luoghi accessibili solo con green pass.

Lo Stato che dopo pochi mesi sta già imponendo la terza dose ai suoi cittadini ma che nonostante ciò continua a parlare di “campagna di immunizzazione”.

La mia risposta quindi è: «SÌ, alla luce di tutto ciò io sono sempre più convinta del fatto che il nostro Stato  voglia il peggio per i suoi cittadini.»

Giorni fa ho letto un articolo su The Spectator, un giornale inglese, in cui l’autore Nicholas Farrell si domandava come mai noi italiani non muoviamo un dito di fronte a delle misure che, a detta sua, vanno chiaramente a ledere libertà e diritti dei cittadini. (1)

Questo è ciò che hanno iniziato a dire di noi negli altri Paesi, che stiamo passivamente accettando imposizioni illegittime e che siamo pure convinti che queste misure vadano ad aumentare e garantire la nostra libertà, che siamo contenti e fieri di come si sta comportando questo governo, l’ennesimo governo tecnico che viene imposto senza elezioni.

Farrell ha ragione purtroppo, la maggior parte degli italiani si è lasciata passivamente indottrinare dalla propaganda, come i nostri compagni che entrano in aula mostrando fieri il loro lasciapassare.

Ma noi siamo la prova che una resistenza invece c’è, è una resistenza forte, che sta crescendo, che è sempre più incazzata e motivata.
Speriamo che la grande digitalizzazione globalizzante in questo caso serva a qualcosa e giochi a nostro favore, che sia lo strumento per far circolare più velocemente le informazioni, per consapevolizzare un maggior numero di persone e alla fine per far crollare tutto questo sistema marcio che hanno messo in piedi.

(1) Nicholas Farrell, Italy’s draconian vaccine laws are terrifyingly popular, The Spectator, 18 settembre 2021.

Lettura consigliata per vedere oltre la nebbia di quanto sta accadendo:
◼︎ Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, prefazione J.-P. Fitoussi, Piano B, 2021.

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