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“Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli” – OSCAR WILDE
La teoria di JOSEPH OVERTON come arma di difesa. 

Era il 18 ottobre 2020 quando per la prima volta senti parlare delle finestre di Overton e non stavo sfogliando le Pagine Gialle alla ricerca di un impresa di infissi, ma partecipavo all’AC Mind School. Il professor Gianluca Magi stava tenendo una delle lezioni più belle e scioccanti a cui abbia mai assistito. Titolo “Homo Imaginans. Strategie dell’immaginazione“.

Nello svolgimento del tema si parlò di questa particolare teoria impiegata nell’ingegneria sociale, ideata dal sociologo americano Joseph Overton, che cerca di descrivere i meccanismi di persuasione e manipolazione delle masse. In particolare spiega come si possa trasformare un idea da completamente inaccettabile per la società a pacificamente accettata e poi legalizzata.
Lo fa attraverso un percorso in sei tappe in cui concede ad ogni idea, inizialmente assurda, di trovare una sua finestra di opportunità, dimostrando che se abilmente e progressivamente veicolata nel circuito dei media e dell’opinione pubblica, può entrare a far parte del pensiero diffuso e dominante.
In soldoni, si tratta di un sistema sequenziale per stravolgere la percezione del pensiero della società.
Non mi dilungherò sull’esposizione di questa teoria, sulla quale è possibile trovare ampia e curata descrizione nel III principio tattico del libro Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, ma mi limiterò a menzionarne le sei fasi di mutazione:
1. Impensabile, 2. Radicale, 3. Accettabile, 4. Ragionevole, 5. Diffusa, 6. Legalizzata.

Mi interessa avvalorarne l’utilità da un punto di vista strategico e difensivo.
Innanzitutto è bene sottolineare come dei sei step solo il primo e l’ultimo risultano statici. Le finestre dalla 2 alle 5 invece sono processi dinamici, in piccola e continua mutazione.
Ciò dimostra come, a differenza di quello che il lettore sia portato a pensare, la casella più pericolosa non sia l’ultima, ma bensì la seconda, ovvero quella che per prima manifesta l’intenzione dello stravolgimento di una data realtà, facendo leva sulle eccezioni.
La sua pericolosità è giustificata dal fatto che essendo il primo che tende al cambiamento molte volte viene negato o sottovalutato. A tal proposito lo storico Alessandro Barbero, sotto un certo punto di vista, ritiene opportuno considerare come inizio della seconda guerra mondiale non la data del 1 settembre del ‘39, ma quella del 19 novembre 1937, ovvero giorno in cui il ministro degli esteri inglese Lord Halifax incontra a Berlino Adolf Hitler, esprimendo simpatia per le rivendicazioni territoriali tedesche ed accettando una possibile revisione del trattato di Versailles.

Un altro aspetto da non sottostimare nello studio della teoria di Overton è sicuramente la variabile TEMPO.
La sua fedele riuscita è resa possibile dalla gradualità del processo che rende il cambiamento impercettibile. Con la tecnica dei piccoli passi ben distinti, non avvenendo in modo repentino, la trasformazione rimane nascosta alla massa. L’omosessualità, l’aborto, l’eutanasia sono esempi di concetti che per giungere al loro sdoganamento, hanno richiesto tempistiche dilatate.

Ritengo logico pensare che il bisogno di addolcire il più possibile la trasformazione sia maggiormente necessario nelle società gestite da sistemi democratici. Al contrario nei regimi totalitari, in cui il comando decisionale è convogliato su un’unica figura e dove spesso libertà di pensiero ed espressione vengono soppresse, è più facile velocizzare drasticamente il percorso.
Lo stesso storico sopracitato ricorda come il “Patto di non aggressione” stipulato il 23 agosto del 1939 fra Germania e Russia (due Stati dittatoriali) sia il risultato di un idea nata solamente 11 giorni prima con un telegramma di Stalin a Berlino che, stanco del continuo tergiversare dei delegati Inglesi e Francesi senza potere di firma, non riusciva a chiudere un accordo con le due potenze democratiche dell’Europa occidentale. Un idea che solo l’11 agosto sembrava inimmaginabile.

Esiste però un’altra variabile importante che all’occorrenza il manipolatore può utilizzare per accorciare il processo di trasmutazione del pensiero mainstream: lo stato di EMERGENZA.
Il meccanismo allarmistico, che agisce facendo leva sulle emozioni e più precisamente sulla paura dell’essere umano, crea nell’individuo quella sensazione di disagio e confusione predisponendolo a sorvolare sui più rapidi passaggi sequenziali del processo e ad accogliere passivamente le disposizioni o imposizioni di chi lo rappresenta.
Obbligo vaccinale, Green Pass, coprifuoco, imposizioni domiciliari forzate, sono solo alcuni degli esempi che tramite la variabile “creata ad arte” dell’emergenza sanitaria, hanno richiesto tempi brevissimi per stravolgere l’opinione pubblica, impostando forzatamente decisioni categoriche prima impensabili.

In conclusione, ritengo per chiunque essenziale, come arma di difesa personale, conoscere il funzionamento delle finestre di Overton, perché il filo che separa un sistema totalitario da uno democratico in stato di emergenza può risultare veramente molto sottile. Come quello di una ragnatela.

Fonti:
• Gianluca Magi, “Homo Imaginans. Strategie dell’Immaginazione” seminario AC Mind School, 18.10.2020.
• Gianluca Magi, “Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura”, prefazione J.-P. Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn
• Gianluca Magi, “Le finestre di Overton”, video: https://youtu.be/ikOc9FRArjc
• Alessandro Barbero “La seconda guerra mondiale” conferenza Festival della Mente, 2014.

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