La religione cosmica dei padri fondatori della meccanica quantistica.

Molti dei padri fondatori della meccanica quantistica abbracciavano una sorta di “religione cosmica”, perché il mondo che avevano scoperto era troppo sottile, ordinato e misterioso per sembrare frutto del caso. 

Non erano seguaci di religioni organizzate, ma percepivano una sorta di “Fonte” più profonda dietro il tessuto della realtà. 



Le loro stesse parole rivelano questa tensione tra scienza e meraviglia.

Albert Einstein diceva che il “misterioso” è la sorgente di ogni vera arte e scienza. Per lui, l’universo si comportava con un’armonia matematica così elegante da suggerire non un dio antropomorfico, ma un’intelligenza sottostante impersonale, un principio creativo intrecciato nella natura, come il Dio di Baruch Spinoza.



Max Planck, padre del quanto, scrisse che la scienza conduce l’uomo “a un sentimento religioso di un genere speciale”, perché le leggi della natura indicano qualcosa che va oltre la materia. Per Planck scienza e religione si completano.

Werner Heisenberg, padre del principio di indeterminazione, credeva che il primo sorso dal calice della scienza naturale rendesse atei, ma “sul fondo del calice, Dio sta aspettando”. Il suo “Dio” non era una divinità dei miracoli, ma l’ordine profondo che emerge quando si guarda oltre la superficie del caso. La sua visione del mondo era aperta alla spiritualità, pur rimanendo nell’ambito della fisica teorica.


Erwin Schrödinger, padre della meccanica ondulatoria e dell’equazione che porta il suo nome, ispirato dalla filosofia indiana dell’Advaita Vedānta, sentiva che la coscienza stessa alludeva a un fondamento unificato dell’essere, in cui l’io individuale è tutt’uno con le altre coscienze e con l’universo.

Questi giganti del pensiero cercavano di descrivere lo stupore di fronte alla scoperta di un universo in cui le particelle si comportano come pensieri, in cui l’osservazione modella la realtà, e in cui la certezza si dissolve nella probabilità. 


La “religione cosmica” offriva loro un linguaggio per esprimere l’intuizione che il cosmo non è una macchina caotica, ma un tutto significativo e interconnesso: l’espressione in divenire di una Fonte silenziosa e creativa.

Invito alla lettura di:
◼︎ Gianluca Magi, “FRANCO BATTIATO. ULTIMO SOGNO”.
◼︎ Franco Battiato, Gianluca Magi, “LO STATO INTERMEDIO”.

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