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Uno sguardo al passato per comprendere dove conduce oggi la “educazione al conformismo” del governo italiano, che i media internazionali definiscono razzista, antidemocratico e coercitivo.

Il 14 marzo 1933, con decreto del presidente del Reich, è fondato il ministero per l’Educazione popolare e la Propaganda, di cui il naturale titolare è Goebbels.
Come si legge nei suoi Diari, Goebbels già nel gennaio 1932 aveva discusso con Hitler il progetto di un ministero dell’Educazione popolare destinato a esercitare un controllo assoluto su stampa, cinema, radio, scuola, università, arte, cultura e propaganda: una Gleichschaltung, che nella neolingua di regime significa letteralmente omologazione, messa in riga, allineamento della vita culturale e dello spazio pubblico, ridotti a sistema chiuso che non tollera voci fuori dal coro.

È la «rivoluzione fredda», come Goebbels battezza la linea del governo in carica, per svuotare di potere le istituzioni e per addomesticare la popolazione al punto di trasformarla nella fautrice stessa del nuovo governo – tattica illustrata nel Principio II, “Unanimità”.
La stampa, che non deve «solo informare, ma anche istruire», dichiara il 16 marzo davanti ai giornalisti berlinesi, «deve considerarsi uno strumento nelle mani del governo, un pianoforte che il governo può suonare».

Radio e cinema sonoro, ancora ai primi passi, incendiano le fantasie di Goebbels: è immediatamente conscio della loro straordinaria potenza incantatoria; dopo aver portato il popolo a un grado di isteria sufficiente da affidare il potere a Hitler, ora è il momento di assoggettarlo completamente.

◼︎ Tratto da: Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, prefazione J.-P. Fitoussi, Piano B, 2021, pp. 34-35.

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