Infantilismo e aggressività: la chiamata alle armi attraverso la tattica di manipolazione della “Semplificazione e nemico unico”.

Il concetto di “buono” è puerile. Ci si aggrappa ad esso per infantilità. L’esigenza morale dell’individuo di fare ciò che è giusto, di comportarsi bene, e così via, si fonda sul problema degli opposti e rappresenta in ogni istante un conflitto. Al giusto corrisponde sempre un non-giusto e tanto riconoscere ciò che è giusto tanto decidersi per esso rappresenta un atto morale della volontà.
Se il sistema di punizioni e ricompense (con l’ID digitale e il credito sociale) s’aumenta a dismisura, la sua logica risulta familiare e può essere riconosciuta come reale in ambito geopolitico.

L’infantilismo generalizzato esprime il pieno dislivello energetico dell’ethos derivante dalla tensione tra l’entelechia individuale e quella collettiva: una soluzione non riuscita. 
Qui s’incunea la propaganda più spietata e ingorda di tutti i tempi. 
Joseph Goebbles è fenomeno collettivo e come scriveva nei suoi appunti, citando Eraclito di Efeso: «Polemos (il conflitto) di tutte le cose è padre». Citazione utilizzata nelle sue pagine esclusivamente come condanna karmica.

Ed eccoci nelle alte temperature del pensiero unilaterale e semplificatorio, con la totalità del nostro passato a partecipare con l’ethos dell’inserimento, della nazione, degli obblighi sociali. 
Legionari pronti a sparare a vista.
Colmi del desiderio fondamentale di credere che le nostre vite abbiano un significato con l’appartenenza a qualcosa che va al di là del piano quotidiano, ci si affretta a partecipare al conflitto socialmente costruito.

Lo stato di emergenza nel Draghistan si deve toccare con mano. Si deve prendere parte al conflitto inviando armamenti ed aiuti alla popolazione bisognosa guidata da Zelensky, attore del World Economic Forum di Davos.
Poco importa all’italiano istupidito dall’emergenza sanitaria se essere contro la guerra dovesse significare armare squadroni nazisti, il battaglione Azov, chi bombarda e rende la vita impossibile ai comuni cittadini russofoni da otto anni. Poco importa se durante il lungo tragitto di consegna delle armi si dovesse finanziare il terrorismo mercenario, la Academi/Blackwater, già criminali di guerra in Iraq. 
Un lungo tragitto – perché c’è da aggirare il diritto internazionale che lo impedirebbe – affinché la STAM possa contribuire a creare i professionisti della guerra, addestrando chiunque.  

Approfondimenti e domande che non devono riguardare nessun individuo, poiché il fondamentalismo è un’armata per orientarsi con certezza in qualsiasi situazione. E la semplificazione è alla base di tutti i fondamentalismi.
Ciò che conta è la guerra, abbracciare una sola idea, un solo simbolo e annientare il nemico, sanzionarlo, punirlo. Poco importa se gli equilibri finanziari e la collaborazione per la distribuzione delle risorse del pianeta è soppiantata dalle tensioni dei rapporti di forza egemonica delle super potenze: Usa, Russia, Cina. Al pubblico in emergenza, perso nel conflitto, non importa il ruolo giocato da Europa, India, Iran, …
Nessun livello di complessità è ammesso.

Ciò che importa è condannare il nemico numero uno: la Russia.
Riunire in un unico concetto tutto ciò che differenzia l’avversario. Il capro espiatorio esterno, da sempre il mezzo più sicuro per unire un gruppo facendo leva sulla molla più potente: l’odio.

Ogni concetto semplificato sbatte la porta sul naso a qualsiasi confronto dialettico. È ambiguo, sfuggente, richiede una contestualizzazione basata su molti dettagli per poter ricostruire la trappola che lo sottende. 
Quest’aggressività, in forza della sua utilità, è in grado di conculcare una realtà che comincia a vivere nelle idee e nei sentimenti. La sua forza di manipolazione è superiore a qualsiasi altro concetto o esposizione di un fatto, poiché veicola un forte significato emotivo. 
Seduti tra un cavallo e un coccodrillo, con enunciati generici ingozzati di aggressività si addita un gesto o un pensiero criminale.
Si è obbligati a dichiararsi dalla parte dei giusti, dei buoni. Segue punizione per non averlo fatto. 

E gli ambienti culturali in Italia non sembrano voler più veder sorgere il sole.
Così il Sindaco di Milano può minacciare il maestro russo del teatro alla Scala, Timur Zangiev, e può strappargli la bacchetta di mano. L’Università Bicocca sbatte fuori Dostoevskij. La fiera del libro per ragazzi di Bologna bandisce la Russia. Gli studenti russi vengono espulsi dalle università europee.
E l’elenco continua lungamente.

Intanto il termine ‘blacklist’ è stato messo al bando persino dai linguaggi della programmazione digitale: definire con chiarezza il clima paranoide di maccartismo non rientra nelle funzioni semantiche del buon ipocrita, paladino della morale pubblica
L’azzeramento della capacità di recupero della memoria è fondamentale. Fondamentale è che l’elemento estraneo della semplificazione debba associarsi allo stesso indizio.
Così Marc Innaro, corrispondente Rai da Mosca è punito per aver enunciato in un servizio che la Nato ha violato gli accordi allargandondosi un po’ troppo, ma non vengono palesati tutti i servizi contenenti immagini di videogame spacciati per bombardamenti russi.

La ripetizione costante di «Putin è un folle criminale di guerra» è la parola d’ordine per accedere alle cloache ove mettere in ammollo l’insoddisfazione verso lo status quo, prendere le difese e le parti degli indifesi e sentirsi buoni.

La campagna armata per distruggere il mostro, aggirando norme di diritto internazionale e trattati, è l’atto morale della società riottosa, in perenne ebollizione e pronta ad esplodere. 
Ancora una condanna karmica di Goebbels: «Non dovremo mai permettere a noi stessi di rifugiarci nell’inerzia della pura difesa».

Accettata l’ideologia si smette di pensare, di dialogare. La diplomazia è assente. Le menzogne, la censura e il maccartismo non vengono percepiti come tali.

Eppure foss’anche applicando lo stratagemma XXXIIIStratagemma della spia che torna sui propri passi, in campo psico-politico, ovvero prestando molta attenzione agli sfoggi di retorica bellica, si riuscirà sempre a mettere a nudo le reali disposizioni d’animo. 
La bocca dell’interlocutore agisce sempre come una spia doppiogiochista. Quand’anche le informazioni utili ad individuare il nocciolo della questione ci fossero totalmente negate con ogni mezzo, pur non disponendo di spie vere e proprie, ci sarà sempre ugualmente possibile leggere le intenzioni degli attori in gioco. 

È l’arte dell’ascoltare, di prestare attenzione, anche ai lapsus, e all’irrefrenabile azione sottostante alla forma esteriore priva di contenuto dell’ Enduring Freedom.
Così Biden: «Putin potrebbe circondare Kiev con i carri armati, ma non conquisterà mai il cuore e l’anima del popolo iraniano!».

Secondo un antico principio strategico, ingannare il nemico con false apparenze è l’essenza della strategia. Con l’applicazione della tattica di manipolazione oscura Semplificazione e nemico unico, il nemico non può che essere che lo spettatore stesso, indotto all’alleanza e pronto ad abbracciare le armi della russofobia.

È l’intrattenimento a sottoporsi del potere totalitario.
Con un piatto freddo decorato d’elemosina per bisognosi.

S’aspettava Godot e non poteva andar peggio.

Note:
1. La tattica di manipolazione oscura Semplificazione e nemico unico, contestualizzata in quest’approfondimento sulla russofobia, è la prima delle 11 tattiche di manipolazione oscura di Josef Goebbels sistematizzate da Gianluca Magi in:
– Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021.

2. L’invito a guardare alla complessità della retorica bellica attraverso la conoscenza dell’arte segreta della strategia cinese:
– Gianluca Magi, 36 stratagemmi. L’arte segreta della strategia cinese, Presentazione di Franco Battiato, BUR, 2019.

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