Le “innovazioni” del Terzo Reich sono sopravvissute e oggi annunciano un futuro politico che potrebbe essere terrificante. Ecco come semplici undici princìpi, di applicazione universale, possono manipolare e assoggettare i popoli.

Gianluca Magi ha scritto un libro importante per comprendere le società e i governi dei nostri tempi. L’argomentazione è sviluppata con intelligenza, illuminando il ragionamento anche attraverso esperimenti di psicologia sociale e riferimenti cinematografici.
Il titolo, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, annuncia subito la sua intenzione di prendere come punto focale d’analisi il regime di Hitler e il suo principale propagandista, al fine di far luce sui nostri tempi attuali.
In realtà, va ben oltre: ci dice che le “innovazioni” del Terzo Reich sono sopravvissute e che oggi annunciano un futuro politico che potrebbe essere terrificante.
Merita di essere letto da tutti coloro che sono preoccupati per il futuro della democrazia. E sono in tanti.
Gli 11 princìpi che analizza con lucidità sono ancora presenti nel governo degli uomini in varie parti del pianeta, e il fatto inquietante è che la loro applicazione possa essere contagiosa.

È una strana avventura scrivere la prefazione di un libro su Goebbels. Tra i perversi narcisisti occupa un posto unico, quello del grande manipolatore, senza alcuna empatia né alcun senso di colpa per le persone che ha fatto massacrare per i fini della sua attività di manipolazione. Rimarrà un mistero come un bastardo come lui riuscì a innamorarsi di due persone, sua madre e Hitler, mettendo poi fine alla sua vita e a quella della sua famiglia per devozione a quest’ultimo.
Il libro di Gianluca Magi descrive bene il lato detestabile del personaggio, il suo disprezzo per l’umanità, la sua arroganza, il suo ego smisurato, ma anche la sua intelligenza, il suo genio al quale il suo lato abominevole ha permesso di dare libero sfogo. Avrei qualche difficoltà a definire “geniale” l’impiego della sua onnipotenza. Non possiamo uscire incolumi dallo studio di un tale personaggio, tanto è il fascino che esercita il male assoluto. Di solito la parola “male” è una parola che non uso, ma in questo caso non me ne viene in mente nessun’altra. Potrebbe non esserci alcun genio particolare in Goebbels. Così come, nelle nostre società, attribuiamo intelligenza al denaro, allo stesso modo vorremmo accordare intelligenza al potere.

Goebbels si sarebbe quindi arruolato nell’esercito dei dittatori in miniatura, ben addestrati nell’arte della propaganda ma non al punto di consentir loro di ribaltare l’ordine delle cose. Il potere assoluto corrompe assolutamente, e forse è questo assoluto che affascina più dell’intelligenza che dovrebbe rivelare.
Papa Doc [1] aveva ben compreso la lezione: è la paura che governa e non l’intelligenza. Le dittature sono fondate sul terrore e in questa dimensione il regime di Hitler servito da Goebbels oltrepassò l’immaginabile. Le 11 tattiche di manipolazione oscura hanno un peso relativo rispetto a quello della paura. Per dirla in altri termini, l’arma del terrore accresce notevolmente l’efficacia di qualsiasi impresa di manipolazione.
Il pensiero unico, la scelta di un capro espiatorio, l’unificazione del suo messaggio attraverso un abile uso dei media – ho qualche problema a parlare di abilità, in quanto la censura feroce, che attraverso la paura e la natura umana accresce l’autocensura è in genere sufficiente – sono prassi comune in ogni dittatura, comprese quelle dell’antichità.

Gianluca Magi richiama vari esperimenti di psicologia sociale, che rendono la sua ricerca molto convincente. In uno di questi esperimenti, un gruppo selezionato casualmente è diviso arbitrariamente tra guardie e prigionieri e, come ci si potrebbe aspettare, l’abito fa il monaco.
«Sono le circostanze specifiche più delle predisposizioni personali a indurre a comportamenti vessatori che violano la dignità delle persone: nessuno dei partecipanti nel ruolo di guardie aveva mostrato segnali di personalità sadica nella batteria di test all’inizio dello studio» (p. 85). Bene, dunque le circostanze e l’obbedienza agli ordini potrebbero davvero spiegare tutto. Quali margini sono concessi alle nozioni di libertà e responsabilità? Questa osservazione mostra che devono essere prese infinite precauzioni per evitare la generalizzazione di interpretazioni «locali». A meno di non ammettere la scusa ripetuta mille volte che i criminali nazisti stavano solo eseguendo gli ordini.

Per ogni principio viene condotta un’analisi approfondita, accompagnata da un esperimento psicosociale, come quello, classico ma affascinante, che mostra come il desiderio di appartenere a un gruppo possa condurre alla negazione conscia e inconscia delle proprie convinzioni.

I grandi spettacoli organizzati dal regime sono un mezzo per far credere all’esistenza di un’unanimità di pensiero, o come si direbbe oggi, della cancellazione dell’individuo davanti al gruppo. Panem et circenses. La pressione non coercitiva del gruppo, tanto più forte quanto numeroso è il gruppo, standardizza i giudizi, le opinioni, le convinzioni sino all’esito dell’unanimità. Il ruolo dei grandi spettacoli organizzati dai regimi dittatoriali è quello di simboleggiare questa unanimità e, al contempo, di crearne le condizioni.

Sin qui il libro di Gianluca Magi si rivela una brillante rivisitazione dei regimi dittatoriali sin dall’antichità, sulla base del modello del Terzo Reich. Le procedure utilizzate dai diversi regimi sono alquanto simili: terrore, forza, persuasione, standardizzazione del pensiero, unanimità, così come i mezzi utilizzati. Le accoglienze trionfali agli imperatori romani di ritorno dalle campagne belliche non avevano nulla da invidiare alle grandi masse organizzate per onorare Hitler, gli ayatollah, i segretari generali dei partiti comunisti, ecc.
Ma la vera forza dell’impresa di questo libro sta nell’aver dimostrato che questo percorso obbedisce a semplici princìpi, di applicazione pressoché universale.

La sua dimostrazione è molto convincente e non mi stancherò mai di raccomandare a chiunque sia interessato all’evoluzione dei regimi democratici – e non solo agli specialisti di scienze sociali – la lettura di questo libro.

[1] François Duvalier, noto come Papa Doc, fu un politico e medico haitiano che divenne presidente di Haiti dal 1957 e, dal 1964 sino alla sua morte, un feroce dittatore. [N.d.T.]

◼︎ Tratto da: Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, prefazione J.-P. Fitoussi, Piano B, 2021. [Libro censurato da maggio a dicembre 2020]

◼︎ Iscriviti alla Newsletter d’Incognita per rimanere in contatto su appuntamenti e news.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Unisciti-a-Incognita-2.jpg

Eventi

Comments

Ultimi video

Altri articoli