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Nel libro di Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, edito da Piano B.

A considerare quanto affermato (da quasi tutti) i mass media, il nazismo sarebbe morto e sepolto, come tutti i suoi capi – tra cui Joseph Goebbels – nel 1945.
Probabilmente è vero (per lo più) per le idee, assai meno per i mezzi di cui si servì per conquistare e mantenere il potere. Soprattutto la propaganda di cui Goebbels fu un vero maestro, e le cui tecniche di manipolazione dell’opinione pubblica sono tuttora praticate dalle élite dirigenti per esercitare e accrescere il proprio potere. E quindi d’attualità. Anche se si può affermare che, essendo la retorica – parente nobile della propaganda – già praticata e studiata dall’antichità, molte di quelle tecniche sono attualizzazioni-adattamenti ai mezzi moderni (stampa, radio, televisione) di modelli di persuasione già praticati da Demostene e Cicerone.

L’autore lo afferma dall’introduzione: “La volontà di dominio dell’uomo sull’uomo, le strategie di manipolazione , il controllo sociale e l’arte dell’inganno sono antiche quanto la storia dell’umanità”, oggi poi “se consideriamo che passiamo oltre un terzo della vita immersi nei media (tra tivù, web, film, quotidiani e riviste), possiamo comprendere come la nostra capacità di parlare, pensare, costruire rapporti con gli altri, i nostri desideri i nostri sogni e il nostro stesso senso d’identità siano plasmati dai media”.
Dato ciò – e l’importanza decisiva che ha la persuasione nell’esercizio del dominio – scrive l’autore “Perché non usare le 11 tattiche di manipolazione oscura per illuminare chi, secondo le intenzioni, dovrebbe esserne il bersaglio?”. E per l’appunto, dopo una breve biografia di Goebbels, Gianluca Magi passa ad esporre le 11 tecniche (principi tattici) usate dal ministro nazista per garantirsi il controllo dell’opinione pubblica, soprattutto interna. E così il potere sul “seguito”.

Questi principi si fondano sul disprezzo per la capacità di giudizio – razionale o almeno ragionevole – delle masse e per lo sfruttamento dei pregiudizi, luoghi comuni, idola più condivisi, basati su emozioni (e non su ragionamenti). Così la creazione del nemico, utilissimo per la polarizzazione e il consolidamento del seguito (lo aveva già compreso Eschilo), anche se poi il nemico non è tale.
L’affermazione dell’unanimità, anche se creata fittiziamente; la semplificazione del messaggio; l’orchestrazione (lo stesso messaggio è ripetuto all’infinito e da tutti (o quasi) i media; l’occultamento delle notizie in contrasto con la tesi che si sostiene; la disinformazione, con la creazione di falsi bersagli, o comunque che abbiano l’effetto di distrarre l’opinione pubblica. È impressionante come tali principi siano utilizzati dalle élite contemporanee allo stesso scopo della dirigenza nazista. Tattiche come il silenziamento, la disinformazione, lo sviamento sono identificabili facilmente in gran parte dalla comunicazione odierna.

C’è tuttavia un carattere principale che rende differenti la propaganda della Nsdap e quelli delle élite, soprattutto italiane, contemporanee. Mentre quella era rivolta alla conquista del potere (prima nazionale, poi internazionale) cioè era accrescitiva e implementativa, quella delle élite della (seconda) Repubblica e molto più limitatamente, indirizzata a mantenere (parte del) potere gestito. Ha cioè un’ambizione enormemente ridotta. E dati i più che mediocri risultati dei governi della (seconda) Repubblica, sarebbe stato troppo difficile sostenere derivazioni (in senso paretiano) diverse.

Recensione a: Gianluca Magi, 11 tattiche di manipolazione oscura, Piano B Edizioni, 2021, 193 pagine, 15 euro

[fonte: L’Opinione delle Libertà https://bit.ly/3hi4H6I]

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