Eventi

Incognita Quotidiana dà voce a tutti i comunicati stampa che gli studenti invieranno a: redazione2042@gmail.com.
Non solo per una maggiore visibilità e sostegno nella divulgazione, ma per affinità di Spirito in questa coraggiosa, appassionata e fondamentale lotta di Resistenza.

Caro Rettore, 

con la presente ci sentiamo di rassicurarLa: Lei può senz’altro contare sul nostro senso di responsabilità morale, non certo nel farci “quanto prima (possibile)” vaccinare (visto che il vaccino, come sopra ricordato, non assicura affatto di poter “tenere a bada” il contagio), bensì nel non assecondare, per il bene nostro e altrui, un nuovo ordine culturale, legislativo e sociale nutrito d’irresponsabilità politica e di coartazione tecnologico-sanitaria. Da parte nostra sarebbe relativamente comodo, facile e indolore accettare il requisito del Green Pass per meglio concentrarci egoisticamente sulla nostra singola carriera universitaria, apprestandoci a vivere il mondo di domani come se non fosse un prodotto delle nostre scelte (o delle nostre reticenze) di oggi. Disgraziatamente, però, il nostro senso di responsabilità ci trattiene dal farlo. A Lei che ce ne ha ricordato l’importanza, ci permettiamo così – a nostra volta – di ringraziarLa richiamandoLa a questo stesso principio, non solo nei riguardi dell’Università di Bergamo ma di tutti gli atenei lombardi di cui è coordinatore. A porsi idealmente di fronte a tutti gli studenti, indistintamente. E a ribadire, se vorrà, queste sue stesse parole suasive e perentorie. È sicuro di volersene prendere la responsabilità?

Insieme a tutti i destinatari della presente, ci chiediamo in particolare se anche i professori della nostra Università vorranno accondiscendere, foss’anche solo nel silenzio/assenso, a questa stessa sovrana attitudine alla deresponsabilizzazione, al pensiero unilaterale e semplificatorio, al silenziamento d’ogni dissenso critico, quando non già criminalizzato o patologizzato.

Esattamente novant’anni fa, nel 1931, venne imposto a tutti i professori universitari l’obbligo di giurare fedeltà al regime fascista, pena la destituzione dalla cattedra di cui erano titolari. Come ben sappiamo, solo 12 professori su 1.225 rifiutarono. Oggi il personale docente e non docente presente negli istituti universitari italiani ammonta a circa 125.600 persone: quanti di questi si rassegneranno ad accettare l’inaccettabile? Giova ricordare a tutti noi – che conosciamo così male la Storia – quanto ancora rischiamo di ripeterne gli orrori?

Cari professori: anche noi, come il Rettore nei nostri confronti, sappiamo di poter contare sul suo e sul vostro senso di responsabilità, certi “che provvederete quanto prima (e possibile)” a levare finalmente una voce contraria e non sottomessa dinanzi a questo provvedimento incostituzionale e inqualificabile, come alcuni vostri colleghi stanno già coraggiosamente iniziando a fare, da Andrea-Sigfrido Camperio Ciani (ordinario di Etologia, Psicobiologia e Psicologia evoluzionistica all’Università di Padova) a Francesco Benozzo (associato di Filologia e linguistica romanza all’Università di Bologna, candidato al Nobel per la Letteratura dal 2015). Forse non sarete tutti, forse sarete solo una piccola parte, ma ci basterà per essere fieri, una volta di più, di essere o essere stati vostri studenti. Ci sarà sufficiente per non incrinare la fiducia che in questi anni di studio abbiamo avuto e tuttora abbiamo in voi. Per non dover mettere in discussione, alla radice, il senso del vostro stesso insegnamento.

Se poi vorrete, spazientiti, sbirciare già alla fine di questo messaggio ben poco smart, social friendly o parcellizzabile in slogan pronti ad essere confutati con ottusa disinvoltura dai sedicenti fact-checker, troverete un nuovo motivo di delusione. Vedete, non ci firmiamo “Studenti contro il Green Pass”. Nemmeno “Studenti contro i sieri genici sperimentali a mRna e Dna ricombinante”, o “Studenti contro il terrorismo mediatico, il tracciamento sanitario e la digitalizzazione totalitaria”. Siamo, semplicemente, studenti dell’Università di Bergamo. Spiacenti di aggiungere un’inerte constatazione in un momento già governato dal consenso tautologico e dal culto dell’identico, ma, sapete, questo non è niente di più e niente di meno di quello che effettivamente siamo. Siamo parte della comunità universitaria. Ci siamo regolarmente iscritti, pagando le tasse universitarie. Abbiamo frequentato le lezioni, abbiamo sostenuto gli esami, anche con medie eccellenti. Durante il nostro percorso universitario, come tutti, siamo stati colpiti dai lutti e dalle restrizioni. Infine siamo tornati in Università, per riprendere, terminare o proseguire i nostri studi. E ora?

[…]

Da aspiranti filologi e filosofi, ci chiediamo come sia ammissibile una massificazione tanto violenta e un depauperamento tanto sistematico e su larga scala del linguaggio e del pensiero critico.

Da aspiranti pedagogisti, ci domandiamo se tutto ciò non sottintenda un preoccupante stravolgimento dei concetti stessi di istruzione, di educazione e di insegnamento.

Da aspiranti psicologi, ci interroghiamo su quanto sia legittimo ed eticamente accettabile l’abuso di tecniche di condizionamento mentale da parte di mass media e istituzioni nel promuovere la campagna vaccinale.

Da aspiranti ingegneri, ci chiediamo quanto sia effettivamente fondato e corretto un utilizzo mediatico e strumentale di statistiche e dati, volti a giustificare restrizioni e norme politico-sanitarie.

Da aspiranti giuristi, ci interroghiamo su quanto siano tollerabili nel nome dell’emergenza sanitaria la drastica riduzione e il graduale smantellamento delle libertà fondamentali sancite dalla Costituzione Italiana e dell’ordinamento democratico del nostro Paese.

Da esseri umani, ci domandiamo quanto sia sostenibile questa china tecnocratica e disumana che si va profilando, e a quale idea di futuro autoritario e biomedicalizzato ci stiamo progressivamente adattando. Per paura, indifferenza o conformismo.

Ci chiediamo tutto questo, e lo chiediamo a voi. A ciascuno di voi. Cosa deciderete di fare?

In un contesto di pianificato caos normativo e statistico dove di osservabile e verificabile sembra rimanere ben poco, e dove a dettare legge sono spesso gli scienziati più autoritari in luogo dei più autorevoli, avanziamo il sospetto che l’Università tutta rischi oggi di trovarsi davanti a un bivio cruciale. Può darsi, a ben vedere, che non siamo lontani dalla concreta, drammatica possibilità di regredire dai moderni principi del metodo scientifico sperimentale – che delle Università rinnovarono, illuminarono e affinarono lo spirito – all’opacità di un nuovo, restaurando dominio del principio d’autorità, sclerotizzato in granitica e incontestabile Scienza. Per riconoscere la direzione più giusta e probabilmente più sana, può darsi che la strada da percorrere non sia all’insegna della paura e del controllo, bensì del coraggio e della libertà, debitamente scrostati dalle sedimentazioni propagandistiche di questi mesi. E può darsi che al netto di tutti i ricatti morali e occupazionali del caso, non siamo altri che noi – mittenti e destinatari di questa lettera, insieme – i primi artefici del futuro che ci aspetta.

Da oggi stesso, ognuno di noi, individualmente, ne sarà responsabile. 

Grazie dell’attenzione,

Studenti dell’Università di Bergamo

Abstract della puntuale e accurata lettera che invitiamo al leggere per intero nel documento originale qui riportato:



Comments

  1. Grandi ragazzi!! La vostra lettera è chiara, semplice e trasparente. Si capiscono le vostre corrette idee. Non lasciamoci sopraffatte dalla dittatura.

  2. Il contenuto pone, nel suo complesso, tutte le domande e i dubbi che la situazione attuale pone, come già nel recente passato, quando nasceva, perfettamente formato nell’uovo…il serpente della dittatura, nazifascista da un lato, robespierriana-stalinista dall’altro, e non fu cosa piacevole per i popoli del mondo.
    Il grande fratello dove la neolingua in nome del nostro bene, arbeicht macht freight. Qui è ancora peggio perché la “doccia” è globale, spacciata per miracoloso elisir di lungavita medico-sanitario e in condizioni di passaggio ad una umanità ogm 2.0 che obbedisce neanche direttamente al tiranno ma al suo cloud.

  3. Schiavitù è libertà, menzogna è verità, odio è amore, pensare è pericoloso, lo fa per tutti il grande fratello, che ci controlla dai suoi monitors, oggi siamo esattamente qui.

  4. Una delle mie canzoni preferite è “Voglio vederti danzare” del grande maestro Battiato. La metto spesso quando faccio brevi tratti in macchina, prima di partire. Al momento è l’unica canzone che sento scendere nell’atrio del mio cuore. Proprio lì, chiaramente impossibilitato a farlo mentre guido, mi immagino di prendere calorosamente il forte invito del Maestro e mettermi a danzare in nome della Vita. Danzare insieme a tutte le sue forme viventi e non, soprattutto con donne e uomini.

    La nostra è una specie molto singolare, da indubbio fascino: è l’unica sulla Terra a poter percepire la Vita; è l’unica ad essere cosciente di essere viva. Questo porta a farci delle domande, a ricercare quella fonte che ci permette di vivere a noi e a ciò che ci circonda. Per alcuni questa può essere un’occasione per imitare quel Senso Vitale e divenire Artisti, attraverso Musica, Scrittura, Teatro, Disegno. Per altri, invece, si trasforma in un desiderio di potere, riassumibile in: “Anche io voglio avere queste capacità! Capire da dove viene la Vita per poterla dare ed essere l’unico supremo comandante!”

    Sembra il pensiero di un pazzo, ma che se ci riflettiamo è presente in ognuno di noi quando, anche nel quotidiano, ci fregiamo di chissà quali pregi, creiamo sensi di colpa e mettiamo a disagio altre persone, oppure ci crediamo “eroi puri”, che sul cavallo bianco della nostra arroganza riteniamo di essere nel giusto (molto di moda in questo periodo). Questo, e molto altro, ci allontana da quel Sentimento Originario e che porta a dividerci tra noi, a confliggere tra diverse fantomatiche fazioni. Oggi (sempre per seguire la moda) gli schieramenti sono diventati no-mask e pro-mask, complottisti e servi del potere, no-vax e pro-vax. Adesso, l’ultimo modello uscito sul mercato è pro Green pass e no Green pass. Divisioni su divisioni.

    Proprio in questa marea melmosa di etichette, ecco che spunta la lettera di alcuni e alcune studenti dell’Università di Bergamo, diretta ai vertici del suddetto Ateneo, che criticano l’introduzione di questo lasciapassare. Le ragioni sono molteplici, tutte scritte nella loro missiva, ma quello che sento di condividere di più è la palese creazione di due categorie: una che può continuare a condurre una vita quasi normale, l’altra che si vede privata di diritti fondamentali (lo studio, la ricreazione, la libera associazione…) facendoli passare come dei privilegi ottenibili appunto con una tessera.

    Quello che mi ha dunque colpito di questa lettera è stato proprio il chiaro intento di non etichettarsi ulteriormente:

    “Vedete, non ci firmiamo ‘Studenti contro il Green Pass’. Nemmeno ‘Studenti contro i sieri genici sperimentali a mRna e Dna ricombinante’, o ‘Studenti contro il terrorismo mediatico, il tracciamento sanitario e la digitalizzazione totalitaria’. Siamo, semplicemente, studenti dell’Università di Bergamo. Spiacenti di aggiungere un’inerte constatazione in un momento già governato dal consenso tautologico e dal culto dell’identico, ma, sapete, questo non è niente di più e niente di meno di quello che effettivamente siamo. Siamo parte della comunità universitaria. […]
    Perché questo è quello che siamo: studenti dell’Università di Bergamo, a rappresentanza di pressoché tutte le sue facoltà. Non ci qualifichiamo, non ci quantifichiamo. Potremmo essere 10, 100, 1000, 10000… Ma anche se fossimo solo in due, come erroneamente e grottescamente riportato dal Corriere della Sera-Bergamo in data 18 agosto 2021 riguardo ai primi due giorni di raccolta firme a Bergamo per la petizione indetta dal Prof. Granara, dovrete fare i conti con la nostra presenza. E con le nostre domande.”

    Proprio con delle domande voglio associarmi a quelle presenti nel loro messaggio: cosa stiamo facendo in questo momento per rendere il mondo un posto più bello? Quanto veramente siamo disposti ad andare a fondo, in noi e fuori di noi, per essere “buoni”, la cui etimologia vuol dire “splendere”?

    Si potrebbe affermare che il certificato verde, con tutte le sue contraddizioni, nasce con “buone” intenzioni. Dunque, mi domando ancora: qualcosa, o magari qualcuno, splende per qualche fine personale, obiettivo, scopo? Se fosse così è almeno cosciente che ciò porta vantaggi e svantaggi, i quali quest’ultimi avranno nuove “buone intenzioni”? In questo caso va data ragione al detto che dice: “Le vie dell’inferno sono lastricate da buone intenzioni”.

    Obiettivi, scopi, fini personali hanno tutti in comune, dal più nobile al più bieco, quello di essere statici e quindi obsoleti, prima o poi, rispetto al Flusso della Vita, sempre nuovo e creativo.

    Come uomo e come studente, abbraccio le centrate parole che i miei colleghi fanno emergere nella loro lettera, con l’Augurio e la Preghiera di essere sempre Nuovi, Creativi: Vivi!

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Ultimi video

Altri articoli

Libri