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Il 23 agosto 1868 nasceva il grande poeta statunitense Edgar Lee Masters. Ispirò nel 1971 Fabrizio De André. Oggi i suoi epitaffi di Spoon River ci invitano a non ridurci ad essere anime senza vita.

Il 23 agosto 1868 nasceva Edgar Lee Masters, uno dei poeti statunitensi più celebri a livello mondiale.
Non conobbe questo universale riconoscimento. La sua gloria letteraria giunse postuma. Postuma come le voci umane dei defunti che scolpiscono il proprio epitaffio autobiografico nel piccolo cimitero in collina della celebre “Antologia di Spoon River“. Il capolavoro di Edgar Lee Masters che nel 1916 vide la luce, nella versione definitiva.

Come da bambini, quando passeggiavamo nel cimitero, passando da una tomba all’altra, e davanti alle fotografie delle persone sepolte ci fermavamo a immaginare le loro vite, in “Spoon River” tra prosa e poesia, senza i falsi veli e la malafede dell’ipocrisia puritana in vita, si aprono al nostro sguardo storie di uomini e donne che vogliono l’opportunità di esprimersi per l’ultima volta, o forse per l’unica volta, perché nel mondo dei vivi non ne hanno avuto sempre la possibilità.
Donne e uomini che non hanno più nulla da perdere e quindi possono raccontare, con assoluta autenticità, le proprie ambizioni, i propri amori, vizi, virtù, pochezze e “non detti”. Che hanno caratterizzato la loro vita o determinato la loro morte. Che spesso s’intrecciano, in sottile trama, con quelle degli altri abitanti dell’immaginario paesino del Midwest statunitense.

Non sorprende che la forza dell’”Antologia di Spoon River” abbia influenzato generazioni di artisti. Non ultimo il nostro amato Fabrizio De André che nel 1971 ci regalò il suo quinto album: “Non al denaro non all’amore né al cielo”. Un concept album ispirato ad alcune poesie tratte dell’Antologia di Spoon River.

Insieme apriamo a caso il libro di Edgar Lee Masters…
Ci fermiamo davanti all’epitaffio di “Henry Layton”. Leggiamo:

Chiunque tu sia che passi qui accanto / sappi che mio padre era mite, /e mia madre violenta, / e che sono nato dalla somma di due metà così contrastanti, / non amalgamate e fuse, ma ciascuna distinta, saldate insieme malamente. Qualcuno di voi mi considerò mite, / qualcuno violento, / qualcuno l’uno e l’altro. Ma nessuna delle mie metà causò la mia rovina. Fu il distacco delle due metà, / mai partecipi l’una dell’altra, / a ridurmi un’anima senza vita.

Epitaffio molto attuale. Da varie prospettive.
Ci sprona a vivere la vita nel modo più autentico possibile. E ad essere migliori. Con più volontà. Nonostante tutto.

Buon compleanno Edgar!

☛ Il post è disponibile anche in PODCAST – in compagnia di FABRIZIO DE ANDRÉ – nel canale Youtube d’Incognita, QUI: https://youtu.be/1LNytQhkFss

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