La vita è uno stato mentale.
Ovvero la conta dei frutti delle azioni nel mondo evanescente secondo l’insegnamento di Phalu il kashmiro
a cura, traduzione dal tibetano e saggio introduttivo “L’umana esistenza in un guscio di noce” di Gianluca Magi

Bompiani
2009, 2a ristampa, p. 94


Fuori catalogo

RISVOLTO

Talvolta, all’improvviso, l’immenso tesoro del pensiero tibetano schiude una perla. A questa schiusa è primavera in tutto il mondo.
La conta dei frutti delle azioni nel mondo evanescente secondo l’insegnamento di Phalu il kashmiro
, nato da un abbraccio insolito e fruttuoso tra il pensiero dell’Islam sufi e quello del Buddhismo tibetano, è la perla che viene qui tradotta per la prima volta in lingua italiana.
Come foglie vive spiccate dal grande albero della conoscenza, si tratta di un florilegio di sentenze per parare i colpi del mondo, sino alla metà del secolo scorso popolare in Tibet come un lunario.
Le lucide e belle riflessioni di questo vademecum, uno squisito livre de chete, zampillano all’imbrunire dell’esistenza di un uomo nella cui mente guadagnò terreno l’idea che la vita non è altro che uno stato mentale, un incantesimo, un sogno.
Il giovamento delle regole qui esposte è, appunto, impedire che il sogno della vita si muti in un incubo indigesto. Regole tanto più utili ai contemporanei.

«Se pensi che nel mondo non vi sia concatenazione tra una qualsiasi singola cosa con tutte le altre e se ti credi un individuo separato da tutto ciò che ti circonda, allora è bene che tu intraprenda il sentiero della meditazione. Figlio mio, mi auguro che tu possa essere in grado di raccogliere questo suggerimento e metterti in viaggio. Avanzando sempre più a lungo questo sentiero vedrai che qualsiasi cosa ti accingaa compiere diverrà pregiata, che qualsiasi pensiero s’innalzerà imboccando l’esatta direzione, che qualunque parola pronunciata coglierà il bersaglio.»

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