Quattro brevi saggi e una lettera di Simone Weil, la prodigiosa pensatrice le cui opere furono pubblicate solo dopo la morte. Solo ciò che è giusto è legittimo. Per ristabilire nelle anime il senso di verità, di giustizia e una forma più alta di democrazia. Fuori da ogni fabbrica di ipocrisia e soggezione.

In un periodo storico in cui gli spazi mediatici e culturali sono dominati da argomenti e argomentazioni fantoccio, da fumosi casus belli per cavalcare antagonismi artificiosi e rinnovate divisioni tra le persone, salutare è volgere l’ascolto a chi tenta in modo reale di ristabilire nelle anime il senso di verità e giustizia, il forte senso di fratellanza. Senza pigrizia mentale e posizioni prese “per partito”.
Questo salutare spazio d’ascolto – antidogmatico, refrattario al pensiero unico e fuori da ogni fabbrica di ipocrisia e soggezione – ce lo offre una prodigiosa donna francese. Singolare scrittrice, filosofa e mistica: Simone Weil. Un vero talismano che protegge chiunque è costretto ad attraversare l’immenso ammasso di menzogne che circonda la parola «società».

Simone Weil nasce a Parigi il 3 febbraio 1909. Insegna filosofia e greco al Lycée de Jeunes Filles di Roanne, ma presto decide di sperimentare in prima persona le condizioni lavorative disumane della classe operaia facendosi assumere alla Renault. Nel 1936 si arruolerà nelle milizie anarchiche per prendere parte alla Guerra civile spagnola. Un anno più tardi vivrà la svolta mistica che segnerà i suoi ultimi tragici anni di vita. La sua breve e intensa vita s’interrompe a 34 anni, rapita dalla tubercolosi aggravata dalle privazioni che si era imposta.
Tutte le sue opere verranno pubblicate postume, per forte volere di Albert Camus e di André Breton.

Gli ultimi intensi brevi saggi, di carattere politico e filosofico, Simone Weil li scrive a Londra, pochi mesi prima di morire, il 24 agosto 1943, mentre era impegnata nelle file di France Libre, l’organizzazione clandestina della resistenza francese che faceva capo a Charles de Gaulle.
Questi saggi sono sono raccolti in un piccolo denso libro dal titolo: Contro i partiti. Solo ciò che è giusto è legittimo, Piano B, Prato 2017.

Il primo scritto della raccolta, “Nota sull’abolizione dei partiti politici”, è un lucido, radicale e quanto mai attuale manifesto per rimediare all’infermità di pensiero prodotta dai partiti politici nel gestire e governare la democrazia. Simone Weil vede i partiti come macchine che lavorano innanzitutto per sé, per creare consenso e suscitare passioni collettive: i partiti non pensano, aspirano solo al loro stesso potere.
Attenzione! La profondità di azione e il movimento di pensiero proposti dalla cristallina virtù argomentativa di Simone Weil, sono quanto di più lontano da ogni sospetto di quel populismo e qualunquismo che inquinano la discussione politica odierna. Weil ha autenticamente a cuore i bisogni vitali ed essenziali dell’essere umano e li descrive nel secondo scritto “I bisogni dell’anima”: questi elementi essenziali per una vita che possa definirsi pienamente umana dovrebbero essere la preoccupazione prima di ogni governo e l’obiettivo di ogni suo piano d’azione.

Gli altri due scritti raccolti – “Lottiamo per la giustizia?” e “Idee essenziali per una nuova costituzione” – proseguono la testimonianza dello stesso impegno della scrittrice francese nell’immaginare una nuova forma di democrazia, più alta e più capace di rispondere ai bisogni essenziali dell’anima. Qui la sottigliezza del suo ragionamento è compenetrata dall’illuminazione di un misticismo e di un atteggiamento interiore che superano i limiti ristretti dell’individualità per cogliere un ordine superiore a quello della ragione umana, indescrivibile ma evidente.

Dalla sorgente dei suoi innumerevoli studi, emerge quell’identico pensiero espresso dai pitagorici, Eraclito, Platone, nel mondo taoista come in quello dei grandi mistici cristiani, nelle Upaniṣad e nella Bhagavad Gītā (che ella cominciò a leggere nell’originale, dopo essere stata iniziata allo studio del sanscrito da René Daumal agli inizi del 1941): la verità, il più sacro dei bisogni dell’anima. Bisogno di verità a cui Simone Weil consacrò la sua esistenza. Con rigore, onestà intellettuale e integrità interiore. Per ristabilire nelle anime il senso di giustizia, fratellanza e una forma più alta di democrazia. Affinché la forma non finisca per essere la vera sostanza.
Solo ciò che è giusto è legittimo.

Simone Weil, Contro i partiti. Solo ciò che è giusto è legittimo, Piano B, Prato 2017 (euro 12).

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