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A pochi mesi dalla morte, il padre della psicologia del profondo scrive una lettera, che dopo 60 anni, si rivela profetica. IQ vi offre la sua lettura in versione integrale.

Dear Sir Leo Holliday,
evidentemente Lei è molto impressionato dall’attuale situazione mondiale, dal punto di vista non politico, ma morale e psicologico.
Per quanto posso osservare, si tratta d’un problema squisitamente psicologico.
L’uomo è a confronto con forze, da lui stesso create, ma che gli è impossibile controllare.Si tratta in fondo della stessa situazione dei primitivi, con la sola differenza che il primitivo non immagina d’essere creatore dei suoi dèmoni.

Gli stessi oggetti e metodi che hanno condotto l’uomo dalla giungla alla civilizzazione, hanno ora acquistato un’autonomia che lo atterrisce, e tanto più profondamente, quanto più non vede alcun mezzo o via, per tenervi testa. Dato che è consapevole che i suoi orchi sono creazioni umane, egli vive nell’illusione di poterli e doverli dominare; come l’apprendista stregone goethiano che, dopo aver pronunciato la formula magica del maestro per animare la scopa, non riuscì poi più a fermarla.

Questa illusione aumenta naturalmente le difficoltà.
In un certo senso la situazione sarebbe più semplice se l’uomo intendesse i suoi mostri recalcitranti come facevano gli antichi, e cioè come dèmoni autonomi. In senso obiettivo essi non sono demoni, ma prodotti razionali che si sottraggono in modo inspiegabile al nostro controllo. E ci troviamo in realtà sempre nella stessa vecchia giungla, in cui l’individuo è minacciato da pericoli – macchine, metodi, organizzazioni e così via – più insidiosi delle bestie feroci.

Una cosa, in particolare, non è affatto cambiata: abbiamo portato con noi la vecchia giungla, ma nessuno sembra comprenderlo.
La giungla è in noi, nel nostro inconscio e noi siamo riusciti a proiettarla nel mondo esterno, dove i sauri, oggi sotto forma di automobili, aerei e razzi, continuano i loro giochi spensierati.

Ho già tentato per sessant’anni di mostrare ai colleghi delle altre discipline i loro punti ciechi, ma gli uomini disposti ad ascoltarmi sono, in proporzione, sempre troppo pochi.Lo spirito umano, che è pur sempre giovane, sacrifica tutto per una nuova conquista tecnica, ma evita accuratamente di guardare dentro di sé.

Lascio giudicare agli altri se la mia concezione è ottimista o pessimista, ma sono abbastanza certo che avverrà qualcosa di drastico, che desterà i sognatori già in cammino verso lo spazio.

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