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Lo spirito del tempo tra caos e dominio.

WAGNER: Scusate! è proprio un godimento collocarsi nello spirito del tempo e vedere come, prima di noi, abbia pensato un qualche saggio uomo e come, infine, noi si sia magnificamente ampliato questo suo pensiero.

FAUST:Oh Sì, sin proprio alle stelle! Amico mio, i tempi passati sono per noi un libro sigillato con sette sigilli. Quello che voi chiamate spirito dei tempi, altro in fondo non è che lo spirito di quei signori, nello spirito dei quali si rispecchiano i tempi. Sovente, una cosa veramente miseranda! Solo a vederla c’è da scappar lontano. Un immondezzaio ed un ripostiglio pieno di vecchia roba e, al massimo, un drammatico d’argomento storico e politico, con eccellenti sentenze morali che stanno bene in bocca ai burattini. (1)

L’esperimento di ingegneria sociale in Italia sta rapidamente raggiungendo l’acme della sua violenza coercitiva. Esperimento necessario per dar forma entro il 2030 alla Società del Controllo Totale
Pensare a ciò che accadrà da oggi in poi lascia sgomenti. Paralizzati difronte ad una valigia da riempire per raggiungere chissà quale temporaneo ristoro dall’occhio che tutto vede.
Sospinti nelle maglie della censura e dell’isolamento, il linguaggio inizia a tendere allo zero, inizia a rendere sensibile l’impostura di una vita cui la morte aggiunga la trappola dell’angoscia come frammento emerso dall’impossibilità di respirare con l’anima, come in un verso inquieto di Pessoa.

In questi ultimi anni, resistendo, in molti hanno indagato e imparato a prevedere ogni sfumatura delle piccole catastrofi, dei punti di rottura che si sono verificati all’interno di quello che sembrava solo un movimento incessante di forme: tutti quegli accidenti, anche piccoli, che mutano in modo impercettibile ma radicale l’evoluzione di un processo, ogni variazione di atteggiamento o di idee di una persona o di un gruppo sociale.
Resistendo, in molti hanno provato a rintracciare le linee della nuova stabilità prodotta dalla variazione di stato. A partire dall’esame macroscopico di un processo si è tentato di risalire alla dinamica che lo genera. Per riduzione fenomenologica, un’applicazione della teoria delle catastrofi di René Thom. Elaborata a partire dagli anni 60, la teoria delle catastrofi ritorna alla vecchia idea eraclitea che il conflitto è padre di tutte le cose. Qualsiasi forma deve la sua origine al conflitto. 

«Ma, pure quando consideriamo la storia come un simile mattatoio, in cui sono state condotte al sacrificio la fortuna dei popoli, la sapienza degli stati e la virtù degli individui, il pensiero giunge di necessità anche a chiedersi in vantaggio di chi, e di qual finalità ultima siano stati compiuti così enormi sacrifici.» (2)

Ed è proprio il conflitto in seno allo spirito di questo tempo a rivelare l’anthropos universale nel rapporto arcaico con un tipo di Potere che unifica religione, scienza e filosofia, in forza di un apparato capace di scagliare contro qualsiasi bersaglio il conflitto (dialettico), costantemente riflesso in Joseph Goebbels.
Un Potere in mano a quei pochi che fanno di tutto per rendersi invisibili e per non lasciare traccia; per goderne in via assoluta, esclusiva e definitiva.
A tal guisa, è palpabile l’esser giunti al culmine del possibile: voler rappresentare lo spirito del tempo con una funzione matematica analitica.
I modelli quantitativi matematici utilizzabili si fondano sull’impiego di funzioni analitiche, ovvero continue, che non includono gli shock addizionali. 
Eppur di notte i barattieri perseverano ossessivamente a sviluppare algoritmi sempre più sofisticati per queste repentine discontinuità e a generare incessantemente miti fondativi per ricomporre il legame comunitario, come forma di liberazione provvisoria dal male che infesta la comunità, come credenze condivise da una collettività per ricostruire una propria salute sociale e rinsaldare i rapporti reciproci.

L’unica garanzia che al momento il Potere può offrire all’individuo è ciò che di volta in volta incombe e ciò che di volta in volta è dato sul banco del gioco d’azzardo. Nessuna garanzia di benessere fisico, sociale, spirituale.

Sul Mercato Vecchio, attorno ai tavoli, sventolano le iconografie di arcangeli armati di spade. Si odono mantra e preghiere. In teatri senza riti e senza maschere, si elogia il gesto dell’abbracciare gli alberi. Si curano malattie prima dei sintomi. Si urla la fede nei sieri magici e nella resilienza sodomitica per il bene degli altri con gli slogan dei promoter farmaceutici. Si intessono discorsi di fede nei minestroni interstellari di più filosofie religiose e quantistiche in cui ogni ortaggio è privo di rigore gnoseologico. Si recitano gli slogan dei santoni dell’isteria da allucinazioni di risveglio e di martirio.
Dilaga il culto della personalità: la fiducia nei rettili volanti, sputafuoco condottieri delle economie pandemiche e nel figlio dello Zio Sam che ha i mezzi per portare la libertà duratura.

Un periodo storico che non è definibile dal contenuto delle idee che veicola, ma dal filtro interpretativo che propone: il Caos.
Filtro ermeneutico, volontà selettiva che è, al contempo, una volontà deformatrice. 

Occorre contemplare la scena vista dal di dentro. 
I nessi segreti tra Caos e Dominio che collegano le idee alla volontà invisibile del tempo, loro regista.

Provare ad osservare con la stabilità di un maestro militare in grado di sviluppare l’unità operativa, in grado di ordinare un ambito più vasto. Unità operativa di una moltitudine di persone o delle forze interne dell’individuo. (3)

Un’aneddoto hindū sul dominio, senza tempo e senza spazio, giunge in soccorso per tramutare le osservazioni in spietata dottrina geometrica. E qui il dominio emerge come conditio sine qua non degli altri scopi della vita: dovere (dharma), desiderio (kāma), spiritualità (mokṣa).

«Un giorno, mentre passeggiava per la foresta, lo sguardo di Candragupta fu attratto da un sacerdote intento a spargere una melassa sciropposa ai piedi di un grande rovo di kuśa, una graminacea dalle spine taglienti. Incuriosito, chiese la ragione della strana operazione. “Poiché l’erba kuśa ostruisce il sentiero ed è vano tagliarla a causa della sua solerte ricrescita, me ne disfarò, senza estirparla direttamente, cospargendola di questo sciroppo zuccheroso; le radici s’addolciranno e colonie di formiche e insetti non tarderanno a essere calamitate su questo lauto banchetto ed io mi sarò sbarazzato una volta per tutte di quest’erbaccia”. Dopo qualche istante, un trepidante esercito di laboriosi insetti chiamato a congresso s’apprestò alla meticolosa e sistematica distruzione».

A chi appartiene questo modus operandi per sbarazzarsi degli avversari senza sporcarsi le mani?
Kauṭilya è il suo nome. Un Sapiente vissuto in India a cavallo del IV e III sec. a.C. che ci ha lasciato in dono un instrumentum regni di massima precisione con la freddezza di un naturalista: Arthaśāstra. Contiene tutti i mezzi pratici da lui escogitati, tutta la politica da lui inesorabilmente incarnata per disfarsi dei nemici e quella da incarnarsi per conservare in salute l’aspetto pratico della vita teso all’acquisizione interessata e ponderata della ricchezza materiale (economica, amministrativa, politica). Arthaśāstra, tradotto: Il Codice del Potere.

Può un sacerdote essere a-morale?
Ciò che stupisce è messo in luce da Gianluca Magi nella sua introduzione a Il Codice del Potere (Arthaśāstra). Arte della guerra e della strategia indiana. Libro che per la prima volta presenta il trattato in lingua italiana direttamente dall’originale sanscrito. Un trattato rimasto ovunque celato fino a pochi decenni fa. 

Volutamente siamo portati oggi ad ignorare che il pensiero indiano è sempre stato conscio che per mantenere la salute di un regno, non bastano le divine meditazioni e la compassione estatica dei santi, ma anche «l’egoismo dei martiri delle ambizioni, dei prepotenti illusi della inarrestabile ruota della vita, degli schiavi dei sensi. L’esistenza è uno strano impasto di delitto e santità. Non v’è l’uno senza l’altro.»

◼︎ Note:
(1) Goethe Faust e Urfaust, Traduzione e cura di Giovanni V. Amoretti, Universale Economica Feltrinelli 1996, p. 31.
(2) Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Lezioni sulla filosofia della storia, I, La Nuova Italia, Firenze 1941, pp. 67-68.
(3) Gianluca Magi 64 Enigmi. Cavalcare i Mutamenti, Lindau 2021, 7° Enigma: “Maestro Militare”.

◼︎ Bibliografia:
– Kauṭilya, Il Codice del Potere (Arthaśāstra). Arte della guerra e della strategia indiana, a cura e traduzione dal sanscrito di Gianluca Magi, Il Punto d’incontro 2011; di prossima riedizione per Lindau.
– AA.VV., Continuo e discontinuo, Rivista Sfera 1990 (17).
– Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021.
– Gianluca Magi 64 Enigmi. Cavalcare i Mutamenti, Lindau 2021,

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