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Cosa impedisce il reale dialogo e censura l’ordito dell’esperienza Ecosofica?

Chi ad oggi ha letto Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura ha avuto modo di comprendere come queste vengano da lungo tempo ormai impiegate per impedire qualsiasi forma di reale dialogo e creare una voragine nella rappresentanza istituzionale della diversità di opinione.
Riconoscere l’esperienza che ci accomuna, per quanto sofferta, come inesauribile risorsa del conoscere è oggi più che mai indispensabile.

È una pratica di conoscenza, quella offerta dal prof. Magi, che va incontro al lettore esortandolo a superare l’angoscia di una soggezione che è e resta inderogabile.
L’autore ha reso trasparenti i meccanismi deviati e devianti non certo al fine d’intrattenere – di legare –  il lettore illudendolo di avere libertà di azione.
Nonostante la sua spietatezza è un libro che rientra nella sua visione Ecosofica, sulle vette di un pensiero che coincide con il passaggio da uno stato percettivo individuale ad uno collettivo.  

Assaporando questa esperienza e trovandomi come molti nell’impossibilità di dialogo che sta via via aumentando lo iato d’incontro dell’altro, vorrei soffermarmi sulla infida separazione tra Ragione e Passione e toccare un nervo scoperto nella nostra sciagurata attualità. 
Senza trascurare che, come si evince tra le pagine del libro, in tutti gli ambiti di applicazione delle 11 tattiche di manipolazione si ha invece un quadro molto chiaro in merito agli argomenti che possono mettere le radici in atteggiamenti emotivi e primitivi. Così le fondamenta del Transumanesimo stanno sorreggendo preoccupanti architetture. 

Con umiltà umanistica, potrebbe essere utile in questo breve spazio, fare un passo indietro nella storia delle Idee in Occidente, per scorgere alcune stratificazioni inconsapevoli delle abitudini del pensiero indotte dalla propaganda. A queste abitudini diversi centri strategici culturali in voga e/o istituzionali, cooptati dalle strutture di potere corrotte ed oppressive, cambiano la facciata, invitando al “Prendila con filosofia!”, tradotto: a calpestare la dignità umana ed incoraggiare il senso d’impotenza appresa. Ne deriva un concetto puberale di evoluzione personale completamente votato al marketing di sé e alla subdola riproposizione costante della propaganda. 
 
In quella che Gianluca Magi definisce l’Era del caos, nella quale il V principio tattico “Continuo rinnovamento” impedisce all’interlocutore di dare una risposta all’evento che già lo si sostituisce con un altro, sia la nozione di esperienza aristotelica basata sulla contrapposizione tra azione e Passione che il successivo capovolgimento di Hume contribuiscono alla confusione.
Per il primo, Aristotele, l’esperienza si basa sulla contrapposizione tra <azione>, l’essere un agente, un iniziatore di eventi, e la <passione> ovvero l’essere un paziente, che gli eventi li subisce.
Per il secondo, Hume, tale opposizione viene capovolta, le passioni sono più violente ed energiche del pensiero stesso, cessano di essere passive, e l’attributo passionale viene inteso quale opposto di <paziente>.
Tra questi due momenti ha convissuto nel XVI sec. una concezione di cultura pratica e di cultura teorica piuttosto sottovalutata dal senso comune attuale.
La cultura dell’Umanesimo, con Shakespeare, Rabelais, Montaigne, era considerata una cultura pratica. 
La cultura delle Scienze Esatte, con Cartesio, era considerata una cultura teorica. 
Nonostante tutte le differenze, i pensatori del Seicento, condividevano l’ambizione di creare un ars conjectandi, una serie di regole per ragionare in modo corretto e premunirsi contro il disaccordo insanabile.

La controversia non preoccupava affatto l’umanista del XVI secolo, artista degli stili retorici, piuttosto accettava e gradiva la diversità di opinione, non potendo escludere o ignorare l’ambiguità e l’incertezza dell’esperienza umana. Montaigne rivendicava l’importanza delle passioni e nel suo ultimo saggio “Dell’esperienza” poneva sentimenti ed esperienze umane in stretta interdipendenza.

Gradualmente i cultori delle Scienze Esatte anziché tollerare ambiguità e incertezza miravano a stabilire un sistema di leggi generali, preferibilmente matematiche e le passioni erano d’ostacolo. La Ragione si stabilizzava come antagonista delle Passioni. 
Dal 1890 la separazione tra teoria e pratica si è fatta sempre meno netta. In medicina, attraverso l’osservazione, il medico imparava a riconoscere nelle condizioni del paziente alterazioni per le quali non esisteva ancora una giustificazione teorica in termini di meccanismi biochimici. Individuare i sintomi, sapere quando intervenire non era una ragione che calcola, o un protocollo dell’OMS, quanto un giudizio basato sull’esperienza.

Piegare le teorie formali al servizio dell’umanità, in economia come in medicina, richiedeva l’esercizio di quella stessa saggezza pratica di cui dà prova il medico nella sua attività clinica. Non basta che i calcoli siano giusti cioè privi di errori logici o matematici, occorre anche che siano i giusti calcoli, ossia quelli che più si addicono alla situazione e al problema trattato.
La retorica, la praticità e la pertinenza dell’Umanesimo riacquistavano un ruolo centrale ed il calcolo formale poteva soltanto essere al servizio degli interessi dell’uomo. Esse sono ben più utili all’umanità quando i freddi calcoli vengono asserviti alle appassionate necessità dell’uomo, che a tal fine volle crearli.

Ma qualcosa è andato storto nell’evoluzione dell’esperienza del pensiero Occidentale: «La cultura popolare è essenzialmente passiva; la propaganda è attiva». Parole di Goebbels analizzate dall’autore nel XI principio tattico “Trasfusione”. Principio incarnato dalla stessa biografia del Diavolo Zoppo, alla quale Gianluca Magi non a caso dedica la prima parte del libro, con la messinscena di una vita in tre atti.

Qualcosa è andato storto. Dimenticando che la fonte si trova agli <Orienti del pensiero> , in luogo geografico perduto, dove teoria e pratica, in continuo movimento, sono inseparabili. 
Dimenticando che la Passione rimanda all’immagine allegorica dello specchio. Dimenticando il suggerimento di Amleto: reggere lo specchio alla Natura.

L’ordito dell’esperienza non può essere tessuto dal Pensiero Unico che trattiene nelle profondità ciò che è destinato a srotolarsi verso nuovi orizzonti.

E mentre assistiamo allo sfoggio sfrenato degli interessi necessari alle più bieche passioni di potere di pochi, alla massa (insieme di individui isolati), si ripropone la separazione tra Ragione e Passione sotto mentite e continuamente rinnovate spoglie. Nel tentativo di impedire l’arricchimento delle percezioni sensoriali e di mettere in luce ciò che il pensiero mitico ha da sempre evidenziato. 
Il mito, realtà senza tempo che si ripete nella storia. Un’ immagine dionisiaca, che Gianluca Magi nella video Lectio brevis “Gioco dell’Eroe, ecosofia e pensiero mitico” del 30 marzo 2020 ci presenta con il settimo inno omerico dedicato a Dioniso e alle sue metamorfosi:

Il giovane Dioniso, scambiato per il figlio di un sovrano, viene rapito dai pirati tirreni. I pirati sperano così di patteggiare un ricco riscatto. Dioniso riesce a liberarsi dai legami che lo stringono. Avviluppa viticci di vite ed edera attorno ai remi dell’imbarcazione. Così i remi a poco a poco si fanno più alti degli alberi e la nave di trasforma in una foresta. E dalla foresta balza fuori una tigre. E i pirati atterriti si lanciano in mare dove si trasformano in delfini. Solo il timoniere, che si era dissociato dall’avidità dei compagni, viene risparmiato da Dioniso.

Fonti:
• Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn
• Gianluca Magi, “GdE, ecosofia e pensiero mitico”, video Lectio Brevis, 30 marzo 2020 https://youtu.be/hVLL3HdnLh8
•AA.VV., Ragione e Passione, Rivista Sfera 1992 (30).

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