Che cosa separa due persone più del tempo e dello spazio?

Ciò che separa due persone più del tempo e dello spazio è l’incomprensione.

La distanza che separa due persone non la misuriamo col metro, ma con ciò che abbiamo supposto invece che chiesto, sentito invece che detto.


Quando smettiamo di porre domande, sono le supposizioni a parlare: crescono nello spazio delle parole non dette; nel tempo dei silenzi fraintesi; nelle ferite senza un perché, perché nominarle sembrava troppo rischioso.



Ed è così che restano sepolte, modellando silenziosamente storie che avrebbero potuto non diventare realtà: un’incomprensione che trasforma un’intenzione in un attacco, una pausa in un rifiuto, un silenzio in indifferenza o spregio.

D’improvviso, ci si ritrova schiena contro schiena, ciascuno convinto che l’altro sia cambiato.


Ma la parte più crudele è questa: spesso entrambe si vogliono ancora bene, solo che si vogliono bene dai lati opposti di una storia che non è mai stata raccontata sino in fondo.
Quando la comunicazione manca, la mente riempie i vuoti. Raramente li riempie di gentilezza o verità. Li riempie di paure, ricordi, vecchie ferite.

Ecco perché è importante dire «ti voglio bene».
Non dovremmo darlo per scontato o rimandarlo o manifestarlo solo con i gesti.
Un affetto non detto può essere messo in dubbio.

Un affetto detto diventa un centro di gravità, una forza centripeta allorché le incomprensioni cercano di dividere le persone.

A volte non si tratta di avvicinarsi di più. Si tratta di capirsi meglio.
E talvolta, capirsi comincia dal coraggio di dire le parole che pensiamo siano già conosciute.

Invito alla lettura di:
◼︎ Gianluca Magi, “FRANCO BATTIATO. ULTIMO SOGNO”.
◼︎ Franco Battiato, Gianluca Magi, “LO STATO INTERMEDIO”.

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